Il Progetto ha l'obiettivo di offrire al detenuto un innovativo percorso di formazione e di riabilitazione che lo accompagna dal carcere al reinserimento nella società, come uomo            nuovo, ed è fondato su una concezione della pena non solo detentiva, ma rieducativa     (Costituzione italiana, art. 27 co. 3), che mette al centro il rispetto della dignità umana.

La motivazione di ordine religioso, alla base del progetto, è che il detenuto, anche se ha           avuto un'esperienza di peccato, non ha perso la sua dignità di figlio di Dio, e per questo,              deve essere accolto da chi testimonia il Vangelo con quell’abbraccio del “Padre          Misericordioso”. L’accoglienza deve tradursi in possibilità concreta di cambiamento, che               deve significare passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo: San Paolo: “Vi siete infatti        spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per               una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore”. (Col 3, 9 -10).

Per realizzare il nostro obiettivo abbiamo dato vita a un Centro sociale rieducativo per     detenuti.

Il Progetto nasce da un Protocollo d’intesa tra la Caritas Diocesana di Lecce, la             Fondazione “Madonna di Roca”, la Casa Circondariale di Lecce, l’Ufficio Esecuzione                Penale Esterna di Lecce, il Tribunale di Sorveglianza di Lecce e da un Accordo operativo                tra la Fondazione e la Casa Circondariale di Lecce. Grazie al Protocollo e all’Accordo            operativo abbiamo avviato questo progetto, incoraggiati e sostenuti fin dall’inizio dall’esempio        che Lei ci ha dato con la lavanda dei piedi del 28 marzo 2013, nella prima messa                            del Giovedì Santo celebrata nel carcere minorile di Casal del Marmo, gesto che ci ha            sollecitati a proseguire nella strada del servizio a coloro che vivono la condizione carceraria.

Il Centro è una struttura attrezzata in grado di offrire una risposta innovativa al                 problema del recupero e del reinserimento sociale dei detenuti, nell’ottica della cosiddetta     “giustizia riparativa”, la cui importanza è stata ribadita nei recenti Stati Generali            dell'Esecuzione Penale, tenuti a Rebibbia il 18-19 aprile scorso.

Il Centro è un luogo di lavoro, di formazione e di vita, nel quale i detenuti possono         trascorrere gran parte della giornata fuori dal carcere passando dalla detenzione alla fase                 di reinserimento esterno, accompagnati fino all’integrazione finale nella comunità civile.

Al detenuto viene offerta la possibilità, con la misura dell'art. 21, di partecipare ad                  attività lavorative, formative, di volontariato, e di avere contatti con la realtà esterna,         riallacciando i rapporti con i familiari e instaurando nuove relazioni positive con i volontari,                 le comunità parrocchiali, i gruppi ecclesiali e le persone che incontra nei diversi contesti in              cui opera e lavora. Il carcere, invece, diventa il luogo dei rapporti non positivi,