La realtà del carcere è complessa e ricca di un’umanità che aspetta di essere accolta                    e aiutata.

L’indifferenza della società e anche delle nostre comunità cristiane nei confronti del          problema della detenzione, ci porta a continuare a servire in quest’ Opera Segno in                     modo che possa raggiungere sempre più detenuti, offrendo una risposta nuova e                   concreta al problema riabilitativo.

L'esperienza che abbiamo fatto in questi anni ci porta a dire che in carcere vi è tanta           umanità che attende di essere liberata. Molti detenuti non sono delinquenti, ma povera              gente, spinta a delinquere dalle condizioni di vita sfavorevoli, perciò non bisogna offrire                 solo un sostegno economico, bensì dare loro la possibilità concreta di un effettivo           reinserimento sociale.

Quest’anno Caritas Italiana avvierà un progetto nazionale sul carcere denominato             “Liberare la pena”, il nostro auspicio è che si possa uscire da una mentalità               assistenzialistica, e che si possa percorrere una strada che porti i detenuti alla                 realizzazione di un vero e autentico riscatto umano, superando gli stili di vita e i            comportamenti tipici degli ambienti devianti originari, partendo da un’assunzione di       responsabilità. Accompagnati a recuperare la propria dignità umana i detenuti                        potranno diventare capaci di attivare un processo di cambiamento, riallacciando un                 rapporto costante e costruttivo con l’ambiente sociale esterno, a partire da quello                   familiare.

Anche la comunità cristiana potrà essere sensibilizzata e invitata a superare le                    barriere e chiusure verso la periferia del carcere e divenire aperta e accogliente.

 

 

I detenuti e gli operatori del

Progetto “70volte7”